Parco Fluviale Urbano

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn alcuni Statuti delle Comunità locali e di monografie di scrittori lucchesi come “Le pratiche della campagna lucchese” (1846) del marchese Antonio Mazzarosa, si fa riferimento alla coltura dei fagioli e si elencano anche un discreto numero di varietà.
La piana di Lucca, di natura alluvionale, è molto ricca d’acqua e, nonostante le recenti modifiche urbanistiche, presenta ancora, in ampie zone, traccia della fitta rete di canali che l’ha caratterizzata sin dai tempi più antichi.
I fagioli venivano prodotti nelle aree più fertili della piana in terreni di medio impasto, tendente al sabbioso e, in particolare, a Lucca e Capannori nei terreni vicini ai corsi d’acqua, dove venivano coltivati in consociazione con il mais.
Una delle zone elettive, per queste coltivazioni era senz’altro il lungo fiume a nord della città, oggi accessibile grazie alle strutture del parco fluviale.

Il tratto urbano del Parco Fluviale del fiume Serchio, circa 11 km tra ponte S. Quirico e Ponte S. Pietro,  è interessato un percorso naturalistico tra il centro storico ed il fiume e mette in collegamento le aree urbanizzate della periferia cittadina in riva sinistra, con le aree agricole in riva destra.
Il percorso si svolge sopra gli argini ottocenteschi del fiume, opera ingegneristica ottocentesca di Lorenzo Nottolini.
Mentre la vegetazione lungofiume è quella propria di questi ambienti, quella tra i due argini è destinata a produzioni agricole, incluse le caratteristiche pioppete.
Sulla riva sinistra, lungo il percorso, si incontrano il campo di tiro della forma, la corte del Palazzaccio, riconosciuto luogo di diffusione del fagiolo “rosso di Lucca” e la fattoria urbana, ricavata nella ex colonia solare con sale espositive dedicate all’allevamento del baco da seta e alla secolare tradizione della lavorazione della seta, il grande orto – frutteto didattico progettato secondo i principi dell’accessibilità universale, un piccolo bosco ripario e alcune aree a prato che sono allo stesso tempo spazi ricreativi e luoghi di studio.
Sulla riva destra, che si raggiunge attraversando il ponte san Pietro, si alternano pioppete ed orti. Da qui, il panorama si apre sulla collina di sant’Alessio, uno dei luoghi di diffusione del fagiolo cannellino che porta appunto questo nome.

Al Parco si accede dalla terrazza Petroni, in corrispondenza del ponte san Quirico.

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