Si ama o si odia,
questo che per alcuni è nient'altro che un pane arricchito, una preparazione "sobria", come sono i lucchesi, per molti è un raffinato e delicato dolce, versatile nella sua semplicità e proponibile in mille diverse sfumature. Può essere tostato, congelato, accompagnato a dolce e salato, preparato come colazione, merenda o fine pasto, un pane dolce da condividere.
Il buccellato resta però indubbiamente il dolce più rappresentativo della storia della tavola lucchese. Il classico acquisto della domenica mattina, per il pranzo portato a casa infilandolo nel braccio. Senza rinunciare alla forma classica, a ciambella, oggi si può acquistare anche in più pratici filoncini.
Il Buccellato di Lucca deriva il proprio nome dal latino buccella, ovvero boccone: per gli antichi romani il buccellatum era un pane rotondo formato da una corona di panini ovvero buccellae.
Il buccellato per eccellenza, dal catalogo dei prodotti De.C.O del Comune di Lucca, è quello prodotto dall’antica pasticceria Taddeucci, la “Fabbrica del buccellato” dal 1881.
Ingredienti semplici e sapore caratteristico, il buccellato si pregia di non utilizzare grassi animali (uova, latte, burro) ne' vegetali (olio)
Farina, zucchero, anice e uvetta. La sua forza è nel lievito madre, sempre lo stesso custodito da 5 generazioni, rinfresca e tramandato dalla fafmiglia. È questo prezioso ingrediente che rende fragrante il buccellato.
La ricetta risale al trisavolo, rappresenta la città come la pantera, è il prodotto tipico per eccellenza, ed è stata raccontata più volte da testate e programmi internazionali, tra cui il New York Times e il Times.
, dopo averlo assaggiato nel negozio di piazza San Michele, lo ha inserito nel suo libro
Uno dei“1000 cibi da mangiare prima di morire” per la critica gastronomica Mimi Sheraton, che riconosce al buccellato l’appartenenza a quei sapori che, almeno una volta nella vita, si devono incontrare così come hanno fatto Giacomo Puccini, il principe Carlo d’Inghilterra, che visitò la città nel 1986, papa Giovanni Paolo II che lo ricevette in dono in Vaticano.
